Affitti brevi e affitti turistici: Cosa cambia dal 2024

A partire dal 1° gennaio 2024, il Governo ha deciso per una stretta sul settore degli affitti brevi: la cedolare secca per chi affitta per brevi periodi un immobile passerà dal 21 al 26%, ferma restando l’aliquota più bassa per chi concede in locazione una sola casa. Se gli affitti brevi sono due o più, il prelievo del 26% riguarda tutte le abitazioni compresa la prima. In questo modo si dovrà pagare addirittura più degli affitti lunghi, soggetti ad aliquota di tassazione del 21% nel caso dell’opzione per la cedolare secca, a prescindere dal numero di immobili interessati.
Si precisa che se il proprietario mette in affitto più di quattro appartamenti, si determina attività d’impresa e la conseguente necessità di apertura di partita Iva.

Viene stabilito che il regime fiscale opzionale della cedolare secca al 21% per le locazioni brevi è riconosciuto solo quando la destinazione alla locazione breve riguarda non più di quattro appartamenti per ciascun periodo di imposta. Infatti, se il numero delle locazioni brevi è da cinque in su si provvede con la tassazione Irpef marginale (cioè quella più elevata prevista per ciascun reddito), calcolata sul 95% dei canoni.

 

Motivazioni delle modifiche alle normative su affitti brevi e turistici 2025

Alla base di questo aggravio di imposte c’è soprattutto la constatazione che un numero crescente di persone (soprattutto tra i giovani) fatica a trovare un appartamento in locazione, dato che i costi sono cresciuti notevolmente negli ultimi anni, sensibilmente di più rispetto alle quotazioni delle compravendite. Sotto accusa è finito proprio il boom degli affitti brevi, che avrebbe creato una forte pressione dell’offerta rispetto alla domanda, spingendo i proprietari a concedere l’ordinario contratto di locazioni di anni 4+4 solo a caro prezzo.

Con la conversione nella legge n. 191/2023 del decreto Anticipi (il DL n. 145/2023) è ormai definitiva l’istituzione del Codice identificativo nazionale (il cosiddetto Cin) e sta a indicare la volontà del legislatore di censire e monitorare appartamenti, strutture, stanze date in affitto ai turisti, puntando a contrastare le irregolarità. In particolare, chiunque affitti per brevi periodi (fino a 30 giorni) o per finalità turistiche anche solo una stanza, dovrà esporre il codice all’interno dello stabile e indicarlo anche negli annunci utilizzati per promuoverlo. Stesso discorso vale per i titolari delle strutture alberghiere o extra alberghiere. Chi non lo farà, potrà incorrere in una sanzione da 800 fino a 8 mila euro, in relazione alle dimensioni della struttura o dell’immobile, mentre la mancata esposizione del Cin all’esterno dello stabile è punita con la sanzione pecuniaria da 500 a 5 mila euro, sempre in relazione alle dimensioni della struttura o dell’immobile.

Il Cin va richiesto, tramite una procedura telematica, al ministero del Turismo ed andrà esposto dagli intermediari e dai portali specializzati.

Chi intende affittare immobili per brevi periodi ha anche l’obbligo di segnalazione certificata di inizio attività (Scia) presso lo sportello unico per le attività produttive (Suap) del comune nel cui territorio è svolta l’attività.

Contattaci per maggiori informazioni sulle modifiche agli affitti brevi e turistici dal 2025.

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